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La Corte europea dei diritti dell’uomo si è pronunciata, l’8 gennaio scorso, con una sentenza che potrebbe “riequilibrare” a favore dei contribuenti i controlli sui dati fiscali

Una sentenza che potrebbe scrivere una nuova pagina a favore dei contribuenti e della privacy dei loro dati dal fisco. L’8 gennaio scorso, la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) si è pronunciata a favore di due contribuenti italiani che, nell’ambito di una serie di controlli del fisco sui propri conti correnti, si erano rivolti alla Corte ritenendo violato il proprio diritto alla riservatezza.

E su questo ricorso la Cedu si è espressa, riscontrando una mancanza di chiarezza normativa del nostro ordinamento nel definire in modo specifico limiti e condizioni per l’accesso ai dati bancari dei contribuenti da parte delle autorità di controllo; questa assenza di regole precise non garantirebbe sufficienti garanzie procedurali per il rispetto dell’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo che salvaguardia il diritto alla riservatezza.