La sinistra voleva “liste pulite”, e invece ha messo in campo una collezione di mine social pronte a esplodere alla prima ricerca su Google. Tra un appello alla pace e un post negazionista, il “campo largo” si trasforma in un campo minato.

Avs ad esempio, ieri, ha presentato negli uffici del tribunale Napoli il suo dream team a supporto di Roberto Fico. C’è anche Souzan Fatayer: docente all’Orientale, mediatrice culturale e protagonista della querelle con Paolo Mieli, che l’aveva definita nel programma 24 Mattino «la palestinese napulitana che esalta Hamas, una signora in leggerissimo sovrappeso». Da lì, più che un dibattito, ne è nato un melodramma, ma con tutti gli astanti concentrati sulla gaffe di Mieli anziché sui contenuti di Fatayer. Quelli che pesano davvero.

Lo scorso 2 settembre la candidata condivise un video dell’ex ambasciatore israeliano Dror Eydar, che dice: «Noi abbiamo uno scopo, distruggere Gaza, questo male assoluto». La didascalia nel post di Fatayer era: «Le parole di questo ebreo fanno rimpiangere l’incompleta missione di Hitler». A chi le chiedeva conto di quelle parole più che del consumo di carboidrati, ha risposto: «Una disattenzione». Tipo mettere il sale nel caffè. Poco dopo, a novembre, scriveva che Al Qassam, il braccio armato di Hamas, il 7 ottobre «non sapeva nemmeno della festa», e che a colpire il rave Nova sarebbe stato «un aereo israeliano». Il 19 dicembre rincarava: «Un’immagine aerea dimostra che i bombardamenti del 7 ottobre furono opera di un bulldozer israeliano...». E chiudeva in bellezza: «Un po’ di verità inizia finalmente a venir fuori».