Il penultimo bersaglio di Francesca Albanese è Paolo Mieli. L’ex direttore del Corriere della Sera l’altro ieri è entrato nella lista dei giornalisti “sionisti” che la nostra signora di Gaza sta compilando da tempo. Il linguaggio che la Albanese utilizza tradisce una volontà inquisitoria che è una minaccia ai giornalisti non allineati alle farneticazioni degli utili idioti di Hamas: «In questi anni mi sono spesso chiesta come l’Italia fosse di colpo arrivata ad avere la stampa mainstream più sionista dell’Europa occidentale.

Un’inchiesta indipendente è necessaria, per la Palestina e l’Italia. Palestina termometro universale della corruzione del nostro tempo». Le menzogne sono palesi - perché i commentatori che non hanno ceduto il cervello alla propaganda e sono vicini alle ragioni di Israele si contano sulle dita di una mano - ma attenzione alle parole, sono la spia di un progetto: «sionista», «inchiesta», «corruzione». Sono un cartello appeso al collo di Mieli e quelli che con lui condividono l’esercizio della ragione.

Qualche giorno fa, il 13 ottobre, la Albanese aveva esposto così alla furia pro -Pal Incoronata Boccia, giornalista della Rai che ha le sue più che fondate idee sulle connivenze del giornalismo con la disinformatia pro -Pal: «La propaganda progenocidio va indagata e punita». Le parole dell’eroina rivelano la sagoma del Tribunale dell’Inquisizione che si va costruendo: «propaganda», «progenocidio», «indagata», «punita». Il 6 ottobre, il giorno dopo aver lasciato gli studi televisivi de La7 - perché era stato evocato il nome di Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto (un gesto che nessuno mai dimenticherà e ha innescato un tardivo ripensamento di pochi esponenti della sinistra sulla profetessa con la kefiah) - ha “battezzato” così l’editore Francesco Giubilei: «Opinionista di turno negatore del genocidio». È il dizionario dell’orrore a cui Albanese associa sempre il disprezzo assoluto per chi ha una visione diversa del mondo e guarda ai fatti senza il pre -giudizio anti -israeliano, anti -americano, anti -occidentale. Il 4 ottobre, per difendere l’indifendibile Barbara Floridia - fan della Flotilla e presidente della Commissione di Vigilanza Rai che in un video aveva manipolato un mio intervento in tv - la sibilla della Striscia si esibisce nel numero dell’editto contro il direttore di Libero, reo di andare in tv e esprimere le sue idee in un libero contraddittorio: «Colpa di chi lo invita a parlare di cose che non sa e non capisce». C’è sempre la volontà di cancellare, eliminare e trascinare il suo bersaglio in un contesto di svilimento della persona e pubblico ludibrio.