Attacchi personali, accuse di complicità, invocazioni di «punizioni». Francesca Albanese sembra aver trasformato il proprio mandato istituzionale in una campagna di aggressione, rivolta soprattutto contro quei giornalisti che osano dissentire dalle sue posizioni. L’ultimo bersaglio della crociata personale della Relatrice speciale Onu sui territori palestinesi è Paolo Mieli, finito nel mirino su X con un post al vetriolo, dopo aver espresso un’opinione sul leader palestinese Marwan Barghouti. Il giornalista aveva semplicemente ipotizzato che Israele potesse liberare Barghouti in un momento strategico, quando quest’ultimo potesse assumere un ruolo di guida in un futuro Stato palestinese. Un parallelo con la vicenda di Nelson Mandela. Una riflessione che, a ben vedere, suona persino favorevole alla causa palestinese. Ma non per Albanese. La Relatrice ha rilanciato un post di uno scrittore malese che definiva Mieli «colonialista» e «complice morale». Pubblicare la foto di un giornalista associandola a simili accuse equivale, di fatto, a una gogna mediatica, esponendolo al disprezzo dei follower. Una pratica intimidatoria che stona profondamente con il ruolo di chi rappresenta le Nazioni Unite.
Dopo Segre tocca a Mieli "colonialista e complice morale". Albanese e quelle liste di proscrizione dei giornalisti
Attacchi personali, accuse di complicità, invocazioni di «punizioni». Francesca Albanese sembra aver trasformato il proprio mandato...







