Irascibile e scatenata, bastonate a chiunque dissenta dalle sue stravaganti analisi. L’identikit è quello di Francesca Albanese, la papessa del movimento ProPal, spiazzata dagli accordi di pace di Sharm el-Sheikh e quindi ancora più nervosa. L’ultima sua vittima è l’editorialista Paolo Mieli, reo di aver detto cose non gradite nel salotto di Lilli Gruber, ad Otto e mezzo. Parte la rappresaglia, prima la relatrice delle Nazioni Unite condivide sui social la stroncatura di uno scrittore malese: “Paolo Mieli, con il suo linguaggio apparentemente moderato, perpetua la logica del dominatore che decide tempi, libertà e dignità degli oppressi”. Poi ci mette del suo: “In questi anni mi sono spesso chiesta come l'Italia fosse di colpo arrivata ad avere la stampa mainstream più sionista dell'Europa occidentale”. Insomma libertà di opinione, questa sconosciuta.

Motivo del contendere è la sorte di Marwan Barghouti, il prigioniero palestinese che Israele si è rifiutata di liberare. Già perché il più influente esponente palestinese è anche condannato a cinque ergastoli, per altrettanti omicidi. Altro che “incarcerato ingiustamente per ragioni esclusivamente politiche”.