Da quattro mesi, Francesca Albanese vive sotto sanzioni, con accuse pesanti. Americani e israeliani non le perdonano i rapporti che ha pubblicato come relatrice speciale Onu sui diritti dei palestinesi. "Sono la prima funzionaria nella storia delle Nazioni Unite a subire un simile trattamento, che condivido con Putin, Khamenei e Maduro. E che mi viene riservato perché collaboro con la Corte penale internazionale. La verità è che ho denunciato le violazioni dei diritti umani compiute da Israele – afferma – Non importa che non mi sopportino per il colore dei capelli o per i miei occhiali. Ma la character assassination non può sovrastare i miei contenuti”.

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di Francesco Bei

Albanese parla delle critiche ricevute, compresa quella di non essere imparziale. E fa chiarezza su suo marito: “No, non ha fatto il consigliere dell'Autorità palestinese. Lui ha lavorato sei mesi per l'Onu in Palestina. L'Onu fa questo: se va in Congo, aiuta le autorità congolesi. Qual è il problema? Io stessa ho lavorato a stretto contatto con l'Anp", spiega in una intervista al Corriere della Sera. È stata criticata per l'insofferenza verso Liliana Segre, per le parole al sindaco di Reggio Emilia... C'è qualcosa che non rifarebbe? "Reggio Emilia, sicuramente. Quando ho rivisto quel mio commento, me lo son detta: no, non è proprio da me". Ammette, dunque, di aver sbagliato a dire “ti perdono” al primo cittadino di Reggio Emilia Marco Massari che aveva citato gli ostaggi di Hamas. Aveva detto, prima di consegnare a Francesca Albanese il Primo Tricolore (massima onorificenza cittadina), che per il processo di pace serviva pure liberare gli ostaggi israeliani in mano ad Hamas. "Non giudico il sindaco e lo perdono. Ma non dica più una cosa così”, le parole della relatrice dell’Onu.