Sullo stesso argomento:

a

“Una campagna di guerra politica ed economica contro gli Stati Uniti e Israele”: gli Stati Uniti sanzionano Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, e lei commenta definendo le misure prese da Washington “tecniche di intimidazione in stile mafioso”. Da tempo critica sui presunti abusi compiuti da Israele nei territori palestinesi, Albanese è al centro delle polemiche per le sue posizioni nette contro Tel Aviv e oggi Marco Rubio ha ufficializzato le contromosse dell’amministrazione statunitense. È stato il segretario di Stato a dare notizia delle azioni intraprese dagli States nei confronti della relatrice italiana, accusandola apertamente di antisemitismo. Poco si sa sulle conseguenze che potranno avere le sanzioni: ciò che sembra certo è che finché saranno in vigore la studiosa non potrà entrare nel paese e i suoi beni oltreoceano verranno sequestrati.

Dazi, Trump: "Al 35% per il Canada dal 1° agosto". E attacca sul fentanyl

Albanese, come ricostruito da Ilpost.it, non ha commentato ufficialmente la decisione di Washington ma in un messaggio ad un giornalista dell’emittente Al Jazeera ha scritto: “No comment sulle tecniche di intimidazione in stile mafioso”. Ma come sono state motivate le sanzioni dell’amministrazione Trump? In primo luogo, il dipartimento di Stato l’ha accusata di aver sostenuto le cause della Corte penale internazionale contro il governo israeliano e dato che né Washington né Tel Aviv riconoscono il supremo tribunale, l’amministrazione statunitense considera l’atto un accanimento ingiusto nei confronti dello stato ebraico. Poi l’accusa di aver “minacciato l’interesse nazionale e la sovranità degli Stati Uniti” perché con il suo lavoro ha accusato “decine di aziende in tutto il mondo, comprese importanti compagnie americane” di complicità nei presunti crimini a Gaza.