La storia è lacerante, divisiva, comunque con risvolti molto delicati. Sono coinvolti gli alunni di una scuola primaria che si trova in provincia di Treviso, dove un bambino è accusato di creare problemi di convivenza con i compagni e perfino con il corpo insegnante, visto che una maestra è finita al pronto soccorso. Da una parte un bambino solo, che evidentemente soffre di una situazione di profondo disagio. Dall’altra una classe quasi al completo, con i rispettivi genitori. Sono stati questi ultimi a mettere in atto una protesta pubblica, dopo i racconti che i loro figli hanno riportato. Si sono recati di fronte alla scuola, portando con sé alcuni cartelli: “No volgarità a scuola”, “Il bullismo non insegna, segna”, “Scuola serena per tutti”, “Scuola senza violenza”, “Grazie maestre”.

Al di là delle frasi, la presenza dei genitori è suonata come una richiesta pressante a chi ha compiti istituzionali, a cominciare dalle autorità della scuola e del Comune. Chiedono provvedimenti e hanno deciso che, finché non verranno adottati, terranno i loro figli a casa. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali locali parlano di “una protesta dettata dai timori per l’incolumità dei bambini” e di “un clima di continua e costante violenza verbale e psicologica, in qualche caso già sfociata in violenze fisiche, anche contro un bimbo con fragilità”. I genitori hanno anche invocato l’intervento del ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, pur manifestando apprezzamento e solidarietà nei confronti degli insegnanti.