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Ultimo aggiornamento: 7:26
Partito oggi ma nel passato millennio. Il 16 ottobre dello stesso anno della malattia di tuo figlio che avrebbe dovuto partire prima di te. Invece no. Dicevi che quello che avevi sofferto in quel mese di luglio dell’ottantadue non si poteva dire a parole. Solo col cuore si poteva e per questo, nella notte di quel giorno, il tuo si è fermato quanto basta.
Erano passati cinquantasei anni dalla tua stessa nascita. Gli anni di lavoro nella fornace dei mattoni di Pila sul Gromolo a Sestri levante, oggi inghiottita dal nulla, avevano fatto anch’essi la loro parte. Un lavoro di manualità e col forno per cuocere i mattoni e il refrattario all’antica. Pochi gli indumenti di lavoro e ancora meno le protezioni. Il motivo per cui le dita della mani erano consumate dal calore e la ruvidezza del prodotto. A poco servivano le gomme ritagliate delle cmare d’aria di moto e biciclette. La pelle era consumata, come la vita da partigiano.
Nel libro Sguardi di libertà, pubblicato dall’Anpi di Casarza Ligure, Val Petronio e Alta Val di Vara, si ricorda che, nato nel ventisei hai raggiunto la formazione partigiana nel mese agosto del quarantaquattro. Avevi 18 anni quando integrasti il gruppo combattente fino alla conclusione, il venticinque aprile dell’anno seguente. Testimonianze probanti assicurano che tu, il partigiano Kent, così il tuo nome di battaglia, aveva rifiutato di imbracciare il mitra ‘sten’ propostogli. Ti eri in cambio specializzato per condurre gli indispensabili muli sulle montagne di confine tra lo spezzino e il parmense. Non sono molti i ricordi che hai voluto lasciare di questo periodo breve e intenso delle tua vita. Solo conservavi e, con pudore, trasmettevi la memoria di un vissuto che avrebbe marcato il resto della tua vita.






