Oggi è il 31 luglio 2025, e sono passati diciassette anni da quando Luigi Ciaramella, diciannovenne pieno di futuro, ha smesso di respirare su una strada qualunque, la Trentola-Ischitella, in quella terra di mezzo che è la Madonna del Pantano. Un palo dell’Enel, un guardrail mai messo, una segnaletica assente: dettagli che sembrano inezie, ma che pesano come macigni quando diventano la causa di una morte.
Biagio Ciaramella, suo padre, lo racconta con la voce spezzata ma ostinata di chi ha trasformato il dolore in battaglia. “Non ho più mio figlio per colpa di un palo che nessuno ha voluto mettere in sicurezza,” dice. E quel palo, dopo quindici anni di denunce, è stato sistemato. Troppo tardi. Questa è una storia che si ripete, una litania di croci bianche lungo le strade d’Italia, dove ogni giorno qualcuno muore perché qualcun altro ha deciso che il codice della strada è un optional, un fastidio, una formalità da ignorare.
È la “mattanza silenziosa”, come la chiama Biagio, portavoce di tre associazioni (Amcvs, Aufv, Aifvs) che da anni si battono per dare un senso a queste morti, per trasformarle in un monito. Ma il monito, diciamolo, sembra cadere nel vuoto. Perché? Biagio non ha dubbi: mancano i controlli.










