2 € al mese
Napoli, 30 maggio 2025 – Non c’è silenzio che pesi più di quello che avvolge Afragola il giorno dopo la morte per ‘lapidazione’ di Martina Carbonaro. Il sole fatica ad alzarsi su questo paesone di 61 mila abitanti che non ha dormito, accecato dal sangue della vittima dell’ennesimo femminicidio. L’ex stadio Moccia, oggi solo un campo abbandonato e un casolare che sa di muffa e rimpianti, è diventato un grumo nero di una storia che nessuno avrebbe voluto raccontare. Qui, tra materassi sfondati e rifiuti, oggi ingentilito da qualche fiore bianco, è finita la breve vita di Martina, 14 anni, che sognava di fare la chef. Alessio Tucci, 19 anni, ha confessato, ora è in carcere a Poggioreale. Questa mattina è fissata l’udienza di convalida davanti al gip. È accusato di omicidio pluriaggravato e occultamento di cadavere. Il suo legale batterà sugli aspetti psicologici, sullo stress: “Non dormiva da diverse notti”.
Dovrà spiegare però anche il tentativo disperato di cancellare ogni traccia: le chat eliminate dal telefono di Martina, il cellulare nascosto in un’intercapedine, i vestiti sporchi gettati via, il corpo occultato sotto un mobile-armadio e coperto di spazzatura. Un lavoro meticoloso, quasi freddo, come se la realtà potesse essere riscritta, come se bastasse cancellare per non aver mai fatto quell’orrore. E che confligge con l’immagine di un bravo ragazzo che ha perso la testa. E, infine, la recita. Alessio partecipa alle ricerche, si presenta dai genitori di Martina, li rassicura, si offre di aiutare. Telefona persino al padre di lei, Marcello, e con voce ferma racconta di averla salutata la sera prima, di essere tornato a casa per cena, la madre che lo aspettava con il piatto in tavola. L’appuntamento con Alessio era stato deciso per chiudere, definitivamente, una relazione che si era trascinata troppo a lungo. Lì, tra quelle mura sudicie che avevano ospitato i loro primi incontri, la rabbia si è fatta pietra. Il primo colpo alla testa, poi altri, quando lei era già a terra, inerme.













