Questa è la storia di Daniela, nome di fantasia di una paziente di 53 anni che, a causa di una grave cardiomiopatia dilatativa, attende fiduciosa da oltre un anno un cuore. E come spesso accade, finalmente arriva il prezioso dono da una giovane donna, morta a causa di un’emorragia cerebrale. I suoi parenti acconsentono alla donazione del cuore e di tutti gli altri organi.
Un cuore da Udine a Torino
La donatrice si trova a Udine, nell’estremo nord-est dell’Italia, a quasi 600 km di distanza da Torino. Niente di eccezionale per il Centro Regionale Trapianti del Piemonte e della Valle d’Aosta (diretto dal professor Federico Genzano), abituato a organizzare prelievi anche a distanze maggiori. Questa volta, però, qualcosa di eccezionale c’è: il meteo. La nebbia è molto fitta, con visibilità ridottissima. L’aereo privato su cui vola l’équipe prelievo torinese (formata dal dottor Matteo Marro e dal dottor Vittorio Sancipriano dell’ospedale Molinette di Torino) fatica ad atterrare a Udine: solo dopo tre tentativi l’aereo riesce finalmente a toccare terra e a raggiungere l’ospedale dove è ricoverata la donatrice.
L'imprevisto durante il rientro
Il problema si ripresenta al ritorno. Sono le 5 del mattino: il cuore deve arrivare a destinazione in tempo, ma all’aeroporto di Caselle l’aereo che trasporta l’organo e l’équipe non può atterrare per nebbia e viene dirottato su Milano Malpensa. Troppo distante da Torino per un trasporto via terra.






