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Ultimo aggiornamento: 7:48
di Rosamaria Fumarola
Nella parte finale di Blob andato in onda nella serata del 7 ottobre, gli autori hanno accostato alle immagini della distesa di macerie che è oggi Gaza il sonoro de “Il mio canto libero” il brano di Lucio Battisti del 1972. Da tempo non ascoltavo il pezzo che ha accarezzato i giorni di tante generazioni con la sua bellezza, che provoca stupore e che permette il sogno, un sogno che da solo è già felicità.
La mia esistenza immagino sia stata e sia contemporanea a quella di tanti palestinesi, nati e vissuti nella guerra, tutti privati delle possibilità che la vita offre perché ostaggi del ricatto del lunghissimo conflitto. Quando da adolescente negli anni ottanta e novanta e non passava giorno senza che dedicassi le ore lontane dallo studio ad immaginare la libertà infinita che solo la musica regala, i miei coetanei a Gaza forse nemmeno credevano alla possibilità del sogno e si abituavano a perdere fratelli, amici, genitori per “un sì o per un no” come Primo Levi raccontava accadesse ad Auschwitz.






