C’è un certo (disdicevole) strabismo italico quando si tocca il tema della libertà di stampa o, peggio, delle minacce arrivate a questo o quel giornalista. Uno strabismo che si può facilmente riassumere così: a sinistra si ragiona (prevalentemente, il che vuol dire quasi tutti) con due punti fermi. Il primo: se ragioni con la tua testa, quindi sei un giornalista libero, non puoi che stare a sinistra, perché quella è l’unica area della libertà. Se non stai a sinistra vuol dire che non sai nemmeno dove sta di casa la libertà, sei un giornalista “dimezzato”, tendenzialmente al soldo del tuo editore (che peraltro ti paga poco, quindi vuol pure dire che la tua “dipendenza” è assai poco remunerata). Ovviamente (ma vaglielo a spiegare ai duri e puri ieri rivolti a Mosca come fosse la Mecca e oggi rivolti a Gaza come fosse la Mosca di allora) le cose stanno in modo assai diverso, come dimostra da un lato la storia del giornalismo italiano (Montanelli, do you remember?) e dall’altro la realtà contemporanea delle nuove generazioni, che sentono i ripetitivi luoghi comuni di tanta parte delle sinistre in materia di giornalismo come insopportabili.