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22 OTTOBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:12

La manovra 2026 porta con sé anche una stretta sulla tassazione dei dividendi incassati da società e imprenditori. Che indigna Forza Italia, reduce da una sconfitta sull’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi e costretta a fare buon viso a cattivo gioco di fronte ai contributi a carico delle banche confermati dal testo bollinato del ddl di Bilancio.

L’articolo 18 interviene su uno dei cardini della riforma dell’imposta sul reddito delle società approvata ne 2003 dal governo Berlusconi II, che per evitare la cosiddetta doppia imposizione sui profitti societari – cioè il fatto che gli utili venissero tassati prima a carico della società che li genera e poi di quella che li riceve come dividendo – consentiva di escludere dalla base imponibile il 95% dei dividendi incassati da un’altra società. La norma, che aveva recepito una direttiva europea estendendone i princìpi anche alle partecipazioni interne, resterà in vigore solo per chi detiene almeno il 10% del capitale della partecipata. Tutti gli altri, cioè chi ha quote inferiori, dovranno pagare le imposte sull’intero importo percepito. Tradotto: la tassazione effettiva passerà dall’1,2% al 24% circa.