Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 8:03
“Basta. Ho deciso, do le dimissioni. Amo il mio lavoro, ma così non si può vivere”. È questa la frase che, sempre più spesso, i sindacati sentono pronunciare da operatori e operatrici dell’inclusione scolastica. Parole che raccontano tutta la frustrazione di chi ha scelto una professione fondamentale e delicata, ma si ritrova intrappolato in un sistema che lo penalizza ogni giorno di più.
“Nel mese di ottobre arriva la prima busta paga dell’anno scolastico, dopo tre mesi di sospensione estiva senza stipendio né tutele. Un cedolino spesso più che dimezzato, perché, si sa, l’avvio dell’anno scolastico è raramente a tempo pieno e le cooperative pagano solo le ore effettivamente lavorate, in barba ai contratti di lavoro – spiegano dalla Cub Scuola – Dall’inizio dell’anno ci vengono segnalate importanti riduzioni delle ore assegnate agli alunni e alle alunne con disabilità, soprattutto nei casi di nuove certificazioni. Di conseguenza le cooperative propongono (e a volte impogono) riduzioni dell’orario di lavoro oppure assegnano più studenti, anche in scuole diverse. Così gli operatori e le operatrici si trovano orari di lavoro spezzettati, costretti a spostarsi da una scuola all’altra, con utenti diversi”.






