VENETO - Sullo sfondo del campus di Ca' Foscari a Mestre, Giovanni Manildo lancia la prima delle 7 proposte strategiche per il Veneto futuro: «Contratto d'ingresso per giovani e imprese». Ma il candidato presidente del centrosinistra dà anche un'altra notizia, con cui archivia la polemica innescata dai Cinquestelle, quando avevano accompagnato con il motto "VaffanZaia" la presentazione delle liste sabato scorso a Padova. «Ho manifestato la mia grande diversità - sottolinea il leader del campo largo - e sono molto felice che abbiano ritirato lo slogan. Questo dimostra che la coalizione è più importante che la singola parte. Lo dico dall'inizio: io sono il garante e il federatore di un progetto complessivo. Non mi piacciono parti che cercano di più una loro utilità particolare, quindi in questo ritiro ho visto un segno di maturità da parte del Movimento 5 Stelle».

Dunque l'indicazione alla coalizione è chiara: niente attacchi personali al centrodestra, tanto meno a Luca Zaia capolista della Lega. «Non mi piace l'offesa agli avversari - ribadisce Manildo - perché penso che dobbiamo essere assolutamente l'esempio di una politica fatta in modo differente. Il "vaffa" non mi è mai piaciuto e non ci sarà mai in un luogo dove ci sono io. Parlare criticamente degli avversari è invece parte della politica e io sono molto critico sugli ultimi 30 anni di centrodestra. Il fatto che Zaia si sia candidato capolista è un suo legittimo esercizio, quindi sono felice che corra». Ben più duro è invece il giudizio politico di Andrea Martella, segretario regionale del Partito Democratico: «La mossa di Zaia, che si candida capolista nelle sette province, è senza precedenti per un presidente uscente e certifica due cose: la crisi dell'alleanza di centrodestra e la debolezza della loro proposta. Ed è inoltre espressione della sindrome dell'uomo solo al comando che si ripropone, anche quando i tempi e le sfide chiederebbero tutt'altro».