TREVISO - Magari non riuscirà ad avere i simboli di Azione e Italia Viva (altrimenti il M5s se ne andrebbe), ma un merito la candidatura di Giovanni Manildo ce l’ha: quella che rappresenta è la più grande coalizione del centrosinistra che si ricordi in Veneto. L’ultima volta, 2020, su 9 candidati alla presidenza della Regione, ben 6 erano di opposizione: Arturo Lorenzoni, Enrico Cappelletti, Paolo Benvegnù, Daniela Sbrollini, Patrizia Bartelle, Simonetta Rubinato. Complessivamente neanche il 22%. Adesso l’avvocato ed ex sindaco di Treviso - nome in codice: Panda da combattimento - è riuscito a mettere assieme (quasi) tutti.

E l’immagine che forse resterà più impressa del suo debutto in campagna elettorale, ieri mattina a Treviso, è proprio lo sventolìo di tante bandiere: Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e sinistra, +Europa. E poi le t-shirt viola di Volt Europa e gli stemmini al petto del Partito socialista italiano, per una coalizione che comprende anche la Rete delle liste civiche progressiste, il Veneto che Vogliamo, il Movimento Socialista Liberale. L’ultima adesione è stata di Italia Viva, come Manildo ha ricordato dal palco del Parco degli Alberi Parlanti, ma la previsione è che i renziani - così come i calendiani se decideranno di partecipare (e la presenza, ieri, del dirigente nazionale di Azione Nicolò Rocco non è passata inosservata) - confluiscano in una lista “centrista”, senza simboli di partito.