Potrebbe essere l’onda del futuro: in campo economico le “società benefit” sono entità aziendali che non si pongono come unico obiettivo di fare profitti (questa è la base indispensabile) ma anche di perseguire in parallelo una serie di altre finalità sociali. Sono regolate da norme giuridiche specifiche, e una volta che si sono date certi obiettivi devono poi conseguirli davvero. L’Italia le ha introdotte nel suo ordinamento dal gennaio 2016, ed è stata la prima a farlo al di fuori dagli Stati Uniti dove sono nate (con la forma giuridica di “Benefit Corporation”). Per cambiare la ragione sociale si va dal notaio.

La disciplina delle società benefit italiane è contenuta nella legge n. 208 del 28/12/2015 (legge di Stabilità 2016) art.1, commi 376-384. Hanno un vasto potenziale di diffusione ulteriore, data la crescente sensibilità alle responsabilità d’impresa riguardo alle tematiche sociali e ambientali.

L’analisi di ConsumerLab

Francesco Tamburella è il presidente di ConsumerLab, un centro studi specializzato in sostenibilità che di mestiere analizza i bilanci delle aziende e mette sotto la lente società come quelle benefit. ConsumerLab studia ogni anno una media di 6 mila bilanci societari, inclusi quelli di un certo numero di società benefit.