Se non parlassimo di cose tremendamente serie come un paio di sanguinosissime guerre, ci si potrebbe perfino divertire nell’assistere al dispendio di energie mentali ed emotive che i migliori cervelli della sinistra politica e di quella mediatica stanno dedicando alla grande speranza (per loro) di un doppio spettacolare fallimento delle opportunità di pace a Gaza e, su un altro piano, tra Russia e Ucraina.
Così grande è stata l’umiliazione di vedere Donald Trump trionfante e gongolante tra Gerusalemme e Sharm El Sheik che ora è in corso una maxigufata di gruppo, una specie di esorcismo collettivo, un lugubre rito per scatenare energie negative. E su due fronti simultaneamente: quindi capite bene la drammaticità dello sforzo richie sto. Primo fronte: Gaza. Qui politici e media di sinistra tifano in modo sfrenato affinché la tregua salti. Sono mobilitati in permanenza “esperti” e “analisti” (gli stessi che non avevano capito niente prima) per spiegare come tutto sia scientificamente destinato a precipitare. Scuotono la testa, fanno sorrisini sarcastici, inarcano le sopracciglia: la verità è che hanno i nevi a fior di pelle, e non sono più in grado né di controllare né tantomeno di nascondere questa tensione.







