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21 OTTOBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:14
Come da ripetuti annunci, il governo Meloni infila in manovra la quinta rottamazione delle cartelle esattoriali. E il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che aveva assicurato di voler distinguere tra “meritevoli e immeritevoli” perché “non è possibile immaginare una rottamazione all’infinito a beneficio di tutti”, non mantiene la parola. Perché l’articolo 23 del ddl di Bilancio non prevede alcun paletto che precluda l’accesso ai recidivi, i circa 2 milioni di contribuenti che sono stati iscritti a ruolo più volte, hanno aderito ad altre offerte di pagamento agevolato con l’abbuono di interessi e sanzioni e poi hanno smesso di pagare le rate. La nuova “pace fiscale” voluta a tutti i costi da Matteo Salvini permetterà anche a loro di presentare domanda e ottenere il blocco immediato di pignoramenti, ipoteche e fermi amministrativi. L’unica novità è che restano fuori i debiti nati da accertamento: cioè quelli derivanti da controlli sostanziali dell’Agenzia delle Entrate su imposte non dichiarate o su dichiarazioni omesse.
Ma gli avvisi di accertamento esecutivo emessi dall’Agenzia sono una quota decisamente minoritaria dei 173 milioni di cartelle di pagamento in gestione al suo braccio che si occupa della riscossione: circa l’1%, stando ai dati ufficiali sull’ultimo quinquennio. Del resto dalla pandemia in poi i controlli sostanziali sono sempre stati meno di 400mila l’anno. Morale: quel limite alla tipologia di carichi rottamabili escluderà solo una piccola fetta degli interessati.












