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Ultimo aggiornamento: 17:32

La nuova rottamazione delle cartelle esattoriali voluta a tutti i costi dalla Lega costerà 790 milioni alle casse pubbliche, cioè ai cittadini che pagano le tasse. A quantificare nero su bianco i costi per lo Stato è la relazione tecnica al ddl di Bilancio bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato. La possibilità di saldare a rate i carichi affidati alla riscossione dal 2000 al 2023, esclusi solo i debiti richiesti a seguito di accertamento, stando alle previsioni degli uffici del ministero dell’Economia potrebbe far incassare all’Agenzia delle Entrate-Riscossione 9 miliardi di euro complessivi tra 2026 e 2035. Ma la sanatoria comporterà una riduzione della riscossione ordinaria – cioè quello che lo Stato avrebbe comunque recuperato attraverso le procedure ordinarie o le rateizzazioni in corso – stimata in 9,78 miliardi di euro. Morale: anche stavolta a guadagnarci sarà solo chi ha pendenze con il fisco, mentre l’erario ci perderà. A differenza di quanto continuano a sostenere i grandi sponsor dell’operazione, come Matteo Salvini.

Non è certo una novità: succede tutte le volte che un governo dice di voler “tendere la mano” a chi ha dichiarato ma non versato e accetta di farlo spalmando il debito su più tranche. Visto che a quei contribuenti infedeli vengono offerte condizioni di favore, a partire dalle cancellazione di sanzioni, interessi, mora e aggio, il risultato è già in partenza una perdita secca. Che ogni volta, a consuntivo, risulta peraltro ben più ampia del previsto perché molti aderiscono per ottenere a pignoramenti e ipoteche, pagano qualche rata e poi scompaiono. È un fenomeno ormai noto ai più: la prima rottamazione, voluta da Renzi nel 2016, puntava a un incasso di 19,7 miliardi e ne ha raccolti solo 9. La “bis” di Gentiloni, nel 2017, ha portato in cassa solo 3 miliardi su 9,3 attesi. La “ter” del governo Conte ha raccolto 8,9 miliardi, meno di un terzo dei 29,4 previsti. L’ultima, targata Meloni, ha visto aderire 3 milioni di debitori con debiti per 81 miliardi: al 31 dicembre 2024 ne erano stati riscossi 12,2 sui 52,8 attesi, anche se il bilancio è ancora provvisorio.