L'immunoterapia con pembrolizumab può migliorare la sopravvivenza delle pazienti con tumore ovarico ricorrente e resistente alla chemioterapia a base di platino. A dimostrarlo sono i risultati di uno studio appena presentato in una sessione del Presidential Symposium del Congresso annuale della European Society for Medical Oncology (Esmo), tenutosi a Berlino.

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10 Ottobre 2025

Cosa indicano i risultati presentati ad Esmo 2025

I dati sono quelli di due analisi dello studio clinico registrativo Keynote-B96 (anche chiamato Engot-ov65), che valuta l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia, con o senza il trattamento anti-angiogenico basato su bevacizumab. La prima analisi è stata condotta dopo 15,6 mesi: dimostra un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante in tutte le pazienti (322) sottoposte all’immunoterapia rispetto a quelle trattate con placebo più chemioterapia, con una riduzione del 30% del rischio di progressione o morte. La percentuale di pazienti senza progressione è stata, rispettivamente, del 33% e del 21% circa nei due gruppi a distanza di un anno.