Dopo anni di ricerca e senza novità di rilievo, si fanno finalmente passi avanti nel tumore dell’ovaio platino-resistente che resta ancora oggi una neoplasia difficile da trattare. Sono circa 6mila le italiane che ogni anno ricevono una diagnosi di carcinoma dell’ovaio: «La maggior parte delle pazienti presenta una malattia in fase avanzata e viene generalmente sottoposta a un intervento chirurgico seguito da una chemioterapia a base di platino - spiega Domenica Lorusso, responsabile della Ginecologica Oncologica di Humanitas San Pio X -. Nel corso della malattia, però, molte donne finiscono per sviluppare una malattia resistente al platino e, in questa situazione, le opzioni di trattamento sono limitate. Ma finalmente qualcosa si muove e riusciamo a migliorare la sopravvivenza delle pazienti».
Lo hanno dimostrato di recente i risultati dello studio ROSELLA (di fase tre, l’ultima prima dell’entrata in commercio di un nuovo medicinale, quella su cui si basa la sua approvazione da parte delle agenzie regolatorie) presentati al convegno dell’American Society for Clinical Oncology (Asco) e contemporaneamente pubblicati sulla rivista scientifica Lancet.







