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Lo chef napoletano è dal 1° luglio alla guida del ristorante fine dining dell’Hotel Ca’ di Dio a Venezia (e di tutti gli outlet gastronomici dell’albergo) dopo molti anni trascorsi con grande successo a Tokyo. La sua cucina è rigorosa, contemporanea e fa parlare l’ingrediente. E il suo “finto” risotto di pasta con zafferano giapponese e i suoi Tortelli con genovese di wagyu sono un buonissimo bentornato
Un napoletano a Venezia. Dallo scorso 1° luglio Carmine Amarante guida tutta l’offerta gastronomica dell’Hotel Ca’ di Dio di Venezia, un cinque stelle membro della collezione VRetreats, brand di hôtellerie di VOIhotels, che si trova sulla riva meridionale della città, in quel restingimento prima della coda di quel pesce che è Venezia.
L’ingaggio di Amarante rappresenta certamente un salto di qualità della proposta gastronomica, in particolare nel ristorante fine dining VERO Restaurant, il più ambizioso dei vari outlet dell’albergo – l’all day dining Essentia dove si svolge anche la magnifica colazione, e il cocktail bar Alchemia. Classe 1990, e quindi ancora piuttosto giovane, Amarante ha esperienze importanti nel passato, avendo lavorato con Heinz Beck, con Nino Di Costanzo patròn di Danì Maison a Ischia e con la famiglia Iaccarino di Don Alfonso 1890; poi ha guidato per diversi anni l’Armani Ristorante di Tokyo, dove si è guadagnato, nel 2022 , il premio come “Chef dell’Anno in Asia” del Gambero Rosso, oltre a molti altri riconoscimenti, tra i quali la stella Michelin nel 2018.






