Qualcuno arrivato da fuori Roma, che però avrebbe chiesto un supporto operativo o comunque il “placet d’azione” a chi si sente padrone di quel territorio. Qualcuno che ha dimestichezza con l’uso di bombe carta. Qualcuno che non ha timore di attirare l’attenzione delle forze dell’ordine, perché ha affari altrove o è troppo spregiudicato per porsi il problema. Tra le tante inchieste giornalistiche trattate dalla trasmissione Report, nella stagione televisiva conclusa, ci sono anche due puntate dedicate agli ultrà dell’Inter: le mani sugli affari intorno allo stadio di San Siro, in particolare quelli legati al merchandising, sia per le partite di calcio che per i concerti.

I picchiatori della Curva neroazzurra per assicurare un servizio di guardiania clandestino con l’incarico di cacciare i venditori abusivi in occasione dei grandi eventi. E poi la strana coincidenza delle date: l’attentato davanti al cancello di ingresso della villetta di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è avvenuto alla vigilia della partita Roma-Inter, che si giocherà oggi. Sono questi alcuni degli elementi che lasciano propendere gli inquirenti per la pista del tifo violento legato a criminalità e ultradestra, che potrebbe aver piazzato l’ordigno esploso giovedì sera. Un’intimidazione per il lavoro fatto finora dal giornalista e dal suo team, ma soprattutto - è il sospetto di chi indaga - per servizi tv ancora in cantiere, di cui si vuole scongiurare la messa in onda. E non è un caso nemmeno che le frange violente del tifo interista abbiano stretti rapporti con gli ultrà laziali, capeggiati da Fabrizio Piscitelli (alias Diabolik) fino alla sua uccisione, e ora guidati dai suoi “eredi di curva”: gli spregiudicati albanesi.