Si può usare il luogo in cui l’imparzialità dovrebbe essere sacra, il tempio della Giustizia con la bilancia in mano, per promuovere un’iniziativa di parte, contro il governo e chi condivide l’esigenza di separare le carriere dei magistrati? Si può trasformare un’istituzione che appartiene a tutti, come il tribunale, nel posto da cui parte la campagna contro la riforma, il tema che nei prossimi mesi spaccherà in due l’Italia? È corretto invitare scolaresche e cittadini a un evento «sui valori costituzionali», con personaggi dello spettacolo e dell’informazione (tutti di sinistra, ça va sans dire), e usare l’occasione per lanciare il comitato promotore per il No? Domande che l’Anm del distretto di Napoli non si è posta. O magari se le è fatte, ma ha risposto comunque con un’alzata di spalle. In ogni caso, useranno il palazzo di Giustizia come cosa loro.
L’appuntamento è fissato alle 14.30 di domani, nell’aula Arengario della Corte d’appello. Oltre trecento posti a sedere, video-wall ad alta risoluzione: meglio della sala di un cinema o di un teatro, senza il fastidio di doverlo affittare. Ogni grande tribunale ha luoghi del genere: sono usati per ospitare dibattiti e iniziative sui temi normativi, momenti di confronto tra esperti del diritto. Stavolta sarà il set di un’operazione di propaganda politica, senza contraddittorio.






