«Tredici mesi di silenzio sono tanti. Ma se finalmente arrivasse un atto di assunzione di responsabilità, da noi sarebbe accolto positivamente», dice Gianfranco Jaconis, il papà di Chiara, la turista padovana di 30 anni uccisa da una statuina lanciata dall’alto verso il basso mentre passeggiava in via Santa Teresella agli Spagnoli il 15 settembre 2024.

Secondo gli inquirenti, l’oggetto sarebbe stato gettato da un ragazzino di 13 anni per il quale la Procura minorile ha chiesto l’archiviazione perché di età non imputabile. Ora però i pm Raffaele Barela, Ciro Capasso e Vincenzo Piscitelli hanno chiuso le indagini della squadra mobile ipotizzando il reato di cooperazione in omicidio colposo nei confronti dei genitori del tredicenne, stimati professionisti che hanno sin qui sempre energicamente escluso il coinvolgimento del nucleo familiare nella drammatica vicenda. «I miei assistiti ribadiscono di essere assolutamente estranei a quanto accaduto - afferma l’avvocato Carlo Bianco, legale dei due indagati - questa tragedia ha colpito due famiglie perbene, quella della povera vittima e quella di questa coppia che ha sempre avuto grande cura e tutela per il figlio piccolo, purtroppo affetto dalla nascita da disturbi di salute, e oggi è addolorata sia per la scomparsa di Chiara sia per essere stata ingiustamente coinvolta».