PADOVA - Non ci sono dubbi: a lanciare la statuetta che ha ucciso Chiara Jaconis è stato un ragazzino problematico, all'epoca tredicenne, non imputabile proprio per la sua età inferiore ai 14 anni. A mettere il primo punto fermo nella lunga vicenda giudiziaria legata alla morte della trentenne padovana è il Tribunale dei minori di Napoli. La sentenza è stata depositata martedì e ricalca quanto ricostruito dai magistrati campani negli ultimi mesi.

Per la famiglia Jaconis, che da un anno e mezzo invoca giustizia, è un passo importante. Il giudice infatti non dichiara l'estraneità del ragazzino, anzi: lo individua come responsabile della tragedia ma lo ritiene non imputabile.

È tutto scritto nella sentenza di non luogo a procedere firmata dal gip Umberto Lucarelli dopo la camera di consiglio del 18 dicembre. Ora la famiglia del ragazzino potrebbe decidere di impugnarla.

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Riavvolgiamo il nastro. Il 15 settembre 2024 in via Santa Teresella, Quartieri Spagnoli, sta passando Chiara Jaconis. È la figlia di uno degli amministratori di condominio più noti di Padova, ha realizzato il sogno di lavorare a Parigi per Prada ed è in vacanza con il fidanzato Livio. All’improvviso viene colpita in testa da una statuina, entra in coma e muore dopo due giorni di ricovero all’ospedale di Napoli.