PADOVA - Erano consapevoli del fatto che uno dei due figli - il più piccolo - aveva in passato gettato oggetti dal balcone; nonostante ciò, non hanno rafforzato le serrature per impedire l’accesso del bambino all’esterno del balcone; né hanno inibito al ragazzino la possibilità di maneggiare manufatti ornamentali di un discreto peso; infine, ci sarebbe stata - almeno per una manciata di secondi - una vigilanza attenuata del minorenne protagonista dei presunti lanci dall’alto. Sono queste le considerazioni che hanno spinto la Procura di Napoli a porre sotto accusa i genitori, ritenuti responsabili di una catena di eventi culminata in un episodio gravissimo: l’omicidio di Chiara Jaconis, la trentenne padovana colpita a morte da due oggetti lanciati nel vuoto, probabilmente dai piani alti di un edificio dei Quartieri Spagnoli.
Tredici mesi dopo, la Procura ha chiuso l’inchiesta indagando una coppia di professionisti: padre e madre del ragazzino che - secondo i pm - è responsabile del lancio. In sintesi, l’accusa è di cooperazione in omicidio colposo. Una mossa che arriva a distanza di qualche settimana dalla decisione da parte di un altro organo investigativo, parliamo della Procura per i minori, di inoltrare una richiesta di archiviazione a carico del 13enne ritenuto responsabile del lancio incriminato, in quanto non imputabile perché minore di 14 anni.









