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Ultimo aggiornamento: 18:31
Il governo della cattolicissima Spagna ha annunciato che proporrà una riforma costituzionale per includere il diritto all’aborto nella Costituzione “per sancire la libertà e l’autonomia delle donne”. La riforma impedirà inoltre alle donne che desiderano interrompere la gravidanza di ricevere informazioni false o infondate, a partire dalla modifica del regio decreto 825/2010.
È una risposta all’offensiva contro i diritti sessuali e riproduttivi, in seguito all’approvazione da parte del Consiglio comunale di Madrid di un’iniziativa promossa da Vox e sostenuta dal Partito Popolare, che prevede che i centri comunali forniscano informazioni sui “traumi post-aborto”. È quindi un tentativo di respingere tutti gli attacchi all’aborto e all’autodeterminazione delle donne che anche in Spagna arrivano dalla destra e dai partiti cattolici.
Un primo ministro coraggioso e progressista, che ha dato impulso a molti provvedimenti in favore delle donne, sta portando la Spagna ad essere il secondo paese europeo ad inserire l’aborto in Costituzione, dopo la Francia nel 2024. Oltre che simbolicamente importante, questo provvedimento, se sarà approvato, sarà particolarmente innovativo là dove inserisce il divieto di ricevere informazioni false o infondate “per impedire che le donne che desiderano esercitare liberamente i propri diritti subiscano pressioni di qualsiasi tipo”. Al contrario di quello che succede in Italia, dove nel 2024 il governo ha inserito un emendamento al decreto legge del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che ha aperto la possibilità di coinvolgere associazioni “pro vita” (e contrarie all’aborto) nei consultori femminili, suscitando accese reazioni e scatenando polemiche da parte delle opposizioni e delle associazioni pro-choice che operano in ambito di diritti sessuali e riproduttivi, in Spagna si legifera per affermare un diritto inviolabile: far sì che per le donne l’aborto sia davvero una libera scelta scevra da interferenze e pressioni.











