Hamas è già fra noi. Con una rete armata, organizzata e pronta a colpire. «Abbiamo gente in Italia e vediamo come riusciamo ad aiutare la gente da qui», scriveva nel 2020 il capo delle operazioni esterne dell’organizzazione terroristica palestinese, Khalil Al-Kharraz, intercettato dai servizi segreti tedeschi. Stava parlando dei suoi agenti libanesi, i fratelli Ibrahim e Hassaim El Rassatmi, responsabili dell’assistenza agli uomini di Hamas che cercavano di trasferirsi in Europa dal Libano.

Il primo era il proprietario di un ristorante e ospitava Al-Kharraz nella sua abitazione di Berlino, mentre il secondo aveva ottenuto un permesso di soggiorno in Italia, anche se abitualmente risiedeva da clandestino in Germania.

A rivelarlo per la prima volta è il ricercatore americano Matthew Levitt, nel suo studio Hamas complotta in Europa: uno spostamento verso le operazioni esterne?, pubblicato nel numero di ottobre di CTC Sentinel, la rivista dell’Accademia militare statunitense di Westpoint. Nei documenti processuali relativi all’indagine giudiziaria che il 14 dicembre 2023 ha portato all’arresto in Germania e Danimarca di quattro dei sette membri della cellula logistica palestinese accusata di organizzare attentati contro obiettivi ebraici, l’Italia emerge più volte. Come luogo di transito verso la Bulgaria, dove Ibrahim El Rassatmi va a seppellire una piccolo arsenale composto da quattro pistole, un fucile Kalashnikov, un silenziatore e munizioni in un deposito lungo la strada.