Un mago, un guru, uno stregone che sa mettere insieme danza, musica , luci, video, animazioni. Come si è viso al teatro Grande di Brescia dove il valenciano Marcos Morau ha presentato (dopo la Triennale di Milano) il brano “Firmamento” con la sua compagnia La Veronal. È opera d’arte totale quella di Marco Morau? Gesamtkunstwerk wagneriano? Sarà un caso che risuonino le note dell’aria di Wolfram dal “Tannhäuser” o più banalmente la cavalcata delle Walkirie? Per non parlare di “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss ma suonato alla fisarmonica: insomma un’odissea nello spazio musicale.

È dedicato al mondo infantile “Firmamento”. E di sicuro è un bambino il pupazzo che i sei interpreti spostano sul palcoscenico e che ricorda un po’ in “Notte Morricone” il musicista e il suo doppio che Morau ha forgiato per Aterballetto Centro Nazionale per la danza e che in primavera 2026 sarà nella stagione dello Stabile torinese.

Ma poi l’assunto infantile passa in secondo piano tanto si è accalappiati da tutto quello che succede senza tregua in palcoscenico.

Rumori di temporale, una lampada di carta cinese, un canto orientale, voci fuori scena in inglese e in giapponese (con didascalie in giapponese: eh sì siamo snob).