Ventagli, nacchere, chitarre, taconeo, batas de cola e cante hondo. Ma anche flamenco-rock. Comprese certe trombe che ricordano quelle dei funerali del sud Italia. Tutto rigorosamente in bianco e nero. Perché “Afanador” lo spettacolo di grande successo di Marcos Morau, visto a Parigi, è ispirato al lavoro del fotografo Ruvèn Afanador, colombiano che ha immortalato in bianco e nero la Spagna più tradizionale, ma non solo.

Marcos Morau, 44 anni, è un talento visionario. Ogni suo spettacolo è nutrito da una fantasia accesa che ci regala quadri inattesi e coinvolgenti. Non teme, con una attitudine tutta spagnola, di tuffarsi nel Kitsch ed uscirne indenne. Nato vicino a Valencia (quindi a rigore è catalano: lo testimonia un suo lavoro “La mort y la primavera” passato alla Biennale di Venezia e alla Triennale di Milano), basato a Barcellona con la sua compagnia La Veronal (il barbiturico usato da Virginia Woolf), Morau non è solo coreografo ma artista multimediale e ama circondarsi nella sua compagnia (fondata nel 2005) di interpreti provenienti dal cinema, dalla fotografia e dalla danza. Per la capacità di mettere insieme e utilizzare gli elementi più disparati verrebbe da definirlo bricoleur. Lo Stabile di Torino lo ha programmato per fine aprile con il suo “Notte Morricone” realizzato per Aterballetto. Ma è stato spesso ospite del Festival di Rovereto ( “Sonoma” e “Los pajaros muertos”) che lo ha programmato anche per la prossima edizione. Mentre l’Opéra di Lione gli aveva commissionato una portentosa “Bella addormentata”.