Probabilmente per lui era stata l'ennesima vittoria ottenuta grazie alla violenza, alla paura. Al timore che lei aveva di lui. Per lei, invece, era stato l'ultimo atto, quello conclusivo. La parola fine su una storia che aveva trovato il «coraggio» di interrompere. Una scelta che poi pagato con la vita.

È sabato 11 ottobre e Pamela Genini, la ragazza di ventinove anni uccisa martedì sera dal suo ormai ex fidanzato Gianluca Soncin, cinquantadue anni, fa una gita a Padova con il compagno, con l'uomo che poi le toglierà la vita nella sua casa di via Iglesias. È l'ultimo viaggio, anche se la ragazza - modella, imprenditrice, con il sogno di iscriversi all'università - non può saperlo. A raccontarlo adesso è il suo ex fidanzato Francesco, un uomo con cui lei ha continuato a sfogarsi fino all'ultimo secondo, quando gli ha disperatamente chiesto di chiamare i soccorsi perché il presunto assassino era in casa grazie a una copia delle chiavi. Ormai davanti a lei, indifesa.

«Sabato scorso erano andati in vacanza a Padova», ha ricostruito con i poliziotti l'ex fidanzato, con cui la relazione - ma non l'amicizia - si era interrotta tre anni fa. «Una vacanza a cui lei aveva acconsentito pur non volendo partire». Il motivo? «Le sue insistenze e il timore di una sua reazione violenta». Le stesse ragioni, secondo quanto accertato da investigatori e inquirenti, che avrebbero spinto la ventinovenne a non denunciare mai le violenze, fisiche e psicologiche, subite per un anno e mezzo da Soncin, che nella notte scorsa è stato sottoposto a fermo con l'accusa di omicidio aggravato dallo stalking e dalla premeditazione.