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Ultimo aggiornamento: 13:32
Il processo ai pm milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro “puzza di interferenza politica” ed “è impossibile non vederlo come un tentativo deliberato di fermare le indagini per corruzione internazionale contro le aziende italiane”. A dirlo al Financial Times è Simon Taylor, co-fondatore della ong anglo-americana Global Witness, una delle sigle firmatarie dell’esposto che fece partire l’inchiesta di Milano su una presunta maxi-tangente da 1,1 miliardi di dollari pagata da Eni e Shell per l’acquisizione dei diritti di sfruttamento di un giacimento petrolifero in Nigeria. Quel fascicolo si è chiuso con l’assoluzione definitiva di tutti gli imputati, e a finire sotto accusa al loro posto sono stati De Pasquale e Spadaro, condannati in primo grado a otto mesi di reclusione per rifiuto di atti d’ufficio: secondo il Tribunale di Brescia (competente sui reati commessi dai magistrati milanesi) hanno deliberatamente omesso, pur avendone l’obbligo, di depositare atti favorevoli alle difese, in particolare un video e delle conversazioni Whatsapp che minavano la credibilità di Vincenzo Armanna, ex dipendente Eni e testimone chiave della Procura contro i vertici del cane a sei zampe.










