Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 18:12
Un organismo senza poteri, abbandonato e sabotato dalla stessa politica che lo ha voluto, dove dominano le logiche partitiche e le resistenze dell’apparato burocratico. È un duro atto di accusa quello che Arturo Soprano, ex presidente dell’Orecol (Organismo regionale di controllo collaborativo, una sorta di autorità anticorruzione incaricata di monitorare contratti e appalti della Regione Piemonte e delle sue società) ha messo nero su bianco in una lettera datata 11 giugno 2025, indirizzata al presidente Alberto Cirio (Forza Italia), al presidente del consiglio regionale Davide Nicco (Fratelli d’Italia), a quello della commissione legalità Domenico Rossi (Pd) e ad alcuni funzionari. Obiettivo delle critiche: l’inazione della politica, che si apprestava a nominare l’avvocato di Giorgia Meloni, Luca Libra, alla guida dell’ente, cosa poi avvenuta il 22 luglio. Il documento, poi, è stato inoltrato a tutti i capigruppo, ma non ha provocato reazioni politiche, fatta eccezione proprio per il consigliere dem Rossi.
Con un testo di 22 pagine, Soprano invitava i politici a “porre rimedio ad alcune sconcertanti ‘anomalie’ del sistema” per rilanciare un progetto di riforma che Cirio aveva affidato a lui, per poi abbandonarla. Soprano parla della “passione civile” e del “senso delle istituzioni” con cui aveva contribuito a scrivere le modifiche per migliorare l’azione dell’Orecol. L’ex magistrato e presidente uscente dell’organismo, che si era candidato quale componente “non già per tentare di occupare una poltrona, come ha malignamente sostenuto qualcuno, ma con spirito di servizio al territorio e a una comunità”, invitava la politica a scegliere “il candidato ‘migliore’ tra quelli in competizione, scelto esclusivamente per il merito e non per la sua vicinanza o la sua appartenenza a un determinato partito politico”. Serviva e serve, secondo lui, una donna o un uomo che risponda ai requisiti giusti di preparazione, che “sappia cogliere i rischi di maladministration” e, quando necessario, “anche ‘alzare la voce’ per difendere l’autonomia e l’indipendenza dell’Organismo, pretendere la messa a disposizione di adeguate risorse umane e materiali”. Di fronte a un nome autorevole, capace di migliorare i controlli, sarebbe stato disposto a farsi da parte.






