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Ultimo aggiornamento: 8:05

Una singola porzione da 150 grammi di platessa, o di aringa, di rombo o granchio pescati nel Mare del Nord e nel Baltico può superare fino al 40% la dose settimanale tollerabile di PFAS fissata dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) per un adulto di peso medio. La denuncia arriva da Greenpeace. L’organizzazione ambientalista ha prelevato alla fine di giugno 17 campioni di pesci e molluschi direttamente dai pescherecci, nei mercati ittici e nei negozi di Niendorf e Heiligenhafen sul Mar Baltico, di Cuxhaven e Büsum sul Mare del Nord e di Amburgo. I risultati di laboratorio hanno riscontrato PFAS in tutti i 17 campioni analizzati, inclusi i tossici PFOS (acido perfluoroottansolfonico) e PFOA (acido perfluoroottanoico). Particolarmente preoccupante il fatto che in 16 dei 17 campioni sia stato rilevato un cocktail di vari contaminanti. In particolare, i campioni di platessa (Amburgo), rombo (Niendorf) e granchio (Bremerhaven), contenevano sette sostanze PFAS diverse superando i limiti Ue. Le concentrazioni di PFAS più basse sono state riscontrate invece nelle cozze (Amburgo). Già nella primavera del 2025, misurazioni di Greenpeace avevano rilevato livelli eccessivi di questo gruppo di sostanze nocive nel Reno e nella schiuma marina sulle spiagge tedesche. Il rapporto suggerisce ora che il consumo regolare di pescato possa rappresentare un problema per la salute. Anche se i limiti sono apparsi rispettati nella maggior parte dei casi, chi consuma questi prodotti due volte a settimana o più spesso è esposto a maggiori concentrazioni. Tanto più i bambini che, a causa del peso corporeo inferiore, superano i limiti anche con una piccola porzione.