La nostra esposizione ai Pfas avviene anche tramite il pesce che mangiamo. A ribadirlo è una nuova analisi di un team di ricerca cinese che ha oggi puntato i riflettori sul mercato ittico globale, evidenziando il ruolo cruciale che ricoprirebbe nel determinare il rischio di esposizione alle cosiddette sostanze chimiche “eterne”. Lo studio, appena pubblicato sulla rivista Science, evidenzia quindi la necessità di una maggiore cooperazione internazionale e di politiche più rigide per ridurre la nostra esposizione ai Pfas attraverso il sistema alimentare marino.
I Pfas nei pesci
I Pfas, o sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, sono inquinanti “eterni", in quanto hanno la capacità di persistere nell'ambiente per decenni, e molto diffusi: poiché si accumulano negli organismi e si diffondono attraverso l'aria e l'acqua, sono ormai presenti in tutte le reti alimentari e sono state rilevate in quasi tutte le principali categorie alimentari, incluso il pesce. Sebbene sappiamo che il mercato ittico internazionale sia il responsabile della ridistribuzione di questi rischi di esposizione ai Pfas in tutto il mondo, la portata e le modalità sono rimaste fino ad oggi poco chiare. “L'espansione del commercio alimentare globale ha arricchito le diete in tutto il mondo, ma ha anche aumentato le preoccupazioni sulla diffusione di contaminanti”, si legge nello studio. “I Pfas possono persistere nell'ambiente per decenni, ma i rischi che comportano attraverso il commercio alimentare rimangono poco chiari.”






