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Ultimo aggiornamento: 9:05

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In uno degli angoli più remoti e incontaminati del pianeta, l’arcipelago delle Svalbard, tra ghiacciai millenari e tundre sferzate dal vento, vive una sottospecie unica di renna (Rangifer tarandus platyrhynchus), un animale simbolo di resistenza che ha imparato a sopravvivere a inverni lunghi e bui. Eppure, anche queste creature solitarie non sono immuni all’impronta dell’uomo. Un recente studio guidato dalla ricercatrice Malin Andersson Stavridis della Norwegian University of Science and Technology ha rivelato che anche se i livelli di metalli pesanti nelle renne delle Svalbard sono drasticamente diminuiti, i livelli di PFAS sono invece aumentati del 900% in dieci anni. I PFAS sono le sostanze per- e polifluoroalchiliche, note come “contaminanti eterni”, che la scienza ha collegato a numerosi effetti negativi sulla salute, dalla fertilità al rischio cancro. Sono molecole indistruttibili utilizzate in tutto, dalle padelle antiaderenti alle schiume antincendio, dai tessuti impermeabili agli imballaggi alimentari. Non si degradano mai (da qui il nome “eterni”) e viaggiano per migliaia di chilometri attraverso le correnti atmosferiche e oceaniche.