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Ultimo aggiornamento: 7:20

Faceva una certa tenerezza venerdì scorso assistere al tentativo disperato di Lilli Gruber in versione Biancaneve nell’evocare il principe azzurro che – almeno nella favola rosa in cui svolazza – dovrebbe salvarci dai veleni della destraccia sovranista simil-populista nostrana: l’ologramma della sinistra gradita a quelli che piacciono (ossia la platea di Davos e delle varie simil-Trilateral; tipo il club Bilderberg fondato da David Rockefeller, dove la signora di Otto e mezzo può incontrare annualmente – nella calca miliardaria dei 140 soci, con una certa quota di svaporati – perfino i connazionali, non propriamente di prima scelta intellettuale, Matteo Renzi e John Elkan). La fata morgana di un partito riformista e insieme mercatista, democratico e al tempo stesso capitalista, che dovrebbe assicurare il governo dei migliori e – contemporaneamente – intercettare un suffragio popolare maggioritario.

Insomma, un animale mitologico (l’ircocervo?) capace di coniugare deferenza rispetto ai vigenti assetti sociali gravemente sperequati e prospettare mobilitanti soli dell’avvenire. Legge & ordine e insieme speranza. Insomma, una truffa bella e buona. Ma a cui l’onirica Lilli continua a prestare fede. E quindi invita nel suo salotto chi dovrebbe accreditare tale accrocco per tenere insieme tutto e il suo contrario.