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Ultimo aggiornamento: 7:40

Giovedì sera, nel salotto di Otto e Mezzo su La7, due dame (l’incombente Lilli Gruber, padrona di casa, e la marmorea Silvia Salis, sindaca di Genova) sciorinavano come verità di fede i più reiterati luoghi comuni che hanno reso la Sinistra un ectoplasma simil-destrorso, in balia della Destra vera, quella cannibale e zannuta.

Iniziava Gruber in fregola da scoop, cercando di estorcere alla sua ospite la confessione della propria disponibilità a soppiantare Elly Schlein sulla poltrona di segretaria Pd. Arriva così la prima sentenza puerile, da manuale delle giovani marmotte in politica: le elezioni si vincono al centro, mentre la povera Elly (in verità un’ospite in casa d’altri, proveniente dal più manieristico e tardo Sessantotto, tutto chiacchiere e look casual) sarebbe troppo “spostata a sinistra”. Del resto lo hanno reiteratamente certificato i politologi pronto intervento di Corriere e Repubblica, al punto da convincere persino Sabrina Ferilli, militante tutta piadina e nostalgie togliattiane.

Schlein “radicale”. De che? Solo perché lo dice il pariolino Calenda, che vede putiniani dappertutto e blatera di centro come mitica Thule in cui la politica dovrebbe redimersi? Il fatto è che questo centro salvifico esiste solo nella mente di Gruber e dei presunti “moderati”, ossessionati dal timore che qualcuno possa toccargli la roba. I “legge e ordine” inseguiti dall’incubo che la plebaglia metta a soqquadro le piccole Versailles di cui sospirano l’invito, dal Rotary alla Confindustria.