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17 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 7:32
Nell’informazione nazionale colonizzata dalla Reazione rampante – da TeleMeloni a Mediaset – La7 risulterebbe una rara enclave progressista. Il problema è che questo ruolo prezioso (per un minimo sindacale pluralistico) trova a mio avviso il proprio limite nella conduzione della sua trasmissione di massimo ascolto: l’approfondimento giornaliero di Otto e Mezzo, gestito da una sempre più imbarazzante Dietlinde Gruber detta Lilli. E ciò nonostante le ospitate funzionali a fungere – nei limiti del possibile – da contrappeso alla potenza di fuoco imbonitoria del Regime: la demistificazione di Marco Travaglio, le analisi controcorrente di Lucio Caracciolo, il pensiero critico di Massimo Cacciari.
Un potente antidoto alla propaganda biecamente “a prescindere” dalla decenza, che pure la trasmissione continua a mettere in onda in base al più stucchevole dei politicamente corretti; con la banda dei guastatori di pronto intervento per silenziare chi osa muovere addebiti al loro boss Meloni: dalla lingua velenosa dell’Italo Bocchino vestito a festa, che per essere accolto a corte deve far dimenticare trascorsi finiani, alla garrula Brunella Bolloli, dalla melanconica Annalisa Terranova, che forse un po’ si vergogna di dire ciò che la parte le prescrive, al puro grottesco di Mario Sechi, uscito del set di Guerre Stellari nella parte di Jabba the Hutt. Tutti scherani a libro paga della stampa di partito e dintorni. Dunque un mischione tradotto televisivamente in gazzarra continua.






