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Ultimo aggiornamento: 10:19
Nel giro di pochi giorni, sono passati dall’essere una generazione inascoltata al volto stesso del cambiamento. In Madagascar, domenica 12 ottobre, la protesta giovanile guidata dalla Gen Z Maga ha smesso di essere solo rabbia e slogan: si è fatta storia. A rompere gli argini è stata l’unità dell’esercito del Corpo di Personale Servizi Amministrativi Tecnici (Capsat), che per la prima volta ha scelto di non obbedire, di non reprimere, di marciare con i ragazzi in piazza.
Quel gesto ha segnato il punto di non ritorno. Dopo settimane di mobilitazione, di blackout e manganelli, di appelli ignorati e strade occupate, la Generazione Z del Madagascar ha ottenuto ciò che sembrava impossibile: la caduta di Andry Rajoelina. Da presidente a fuggitivo. Da uomo forte a uomo in fuga. Un ribaltamento che non è solo politico, ma simbolico. Il potere che è stato rifiutato. E chi lo ha rifiutato non ha più di vent’anni. Il Madagascar è entrato ufficialmente in una fase di transizione post-golpe.
Dopo aver nominato un generale alla guida del governo per tentare di contenere la crisi, Rajoelina ha perso subito anche il sostegno delle istituzioni militari: è stato costretto a lasciare il Paese a bordo di un aereo militare francese, diretto probabilmente a Parigi.











