Il presidente nel vivo delle contestazioni, Andry Rajoelina, aveva suggerito un «dialogo nazionale». La risposta non avrebbe potuto essere più chiara: «Non avvieremo un confronto con un regime che reprime, attacca e umilia i suoi giovani nelle strade» ha scritto in un post su Facebook il movimento Gen Z Mada, la sigla che riunisce le proteste dilagate a fine settembre. L’appello è a una mobilitazione di massa il 9 ottobre. «Alzatevi, fratelli! È il nostro momento!» si legge sotto il logo della formazione, ispirato all’anime giapponese One Piece.

Il Madagascar, l’isola da quasi 33 milioni di abitanti vicino alla costa dell’Africa australe, resta nel pieno delle manifestazioni di dissenso scatenate dai giovanissimi della Gen Z, il blocco anagrafico che raccoglie i giovani nati nella seconda metà degli anni ’90: uno zoccolo duro vitale in un Paese dove oltre il 70% della popolazione veleggia sotto i 30 anni di età, una quota in linea con quella che si registra su scala africana.

Frattura rispetto alla classe politica

La rabbia della piazza malgascia, innescata dall’arresto di alcuni leader dell’opposizione, si è propagata in parallelo ai ribollii della Gen Z marocchina contro i macro-investimenti annunciati dalla monarchia nordafricana sui mondiali di calcio Fifa del 2030 e a più di un anno di distanza dalle mobilitazioni dei coetanei in Paesi chiave come Kenya, Nigeria e Uganda. La tendenza è simile: la frattura di giovani e giovanissimi rispetto a una classe politica accusata di inefficienze, iniquità o corruzione, lungo un divario che non potrà che accentuarsi con la crescita demografica delle nuove generazioni su scala continentale. Il solo 8 ottobre ad Antanarivo si sono registrati oltre 200 arresti, in una climax che non sembra preludere al «ritorno all’ordine» invocato da Rajoelina prima con la stretta poliziesca e ora - anche - dagli appelli al confronto fra presidenza e piazze.