Il presidente malgascio, Andry Rajoelina, aveva chiesto «un anno di tempo» per sanare le fratture interne al Paese e ripristinare gli equilibri. Non ci sono stati i margini. La crisi del Madagascar, l’isola da oltre 30 milioni di abitanti al largo della costa dell’Africa australe, è entrata in una nuova fase con l’annuncio della presa di potere del Corps d’administration des personnels et des services administratifs et techniques o Capsat, la divisione dell’esercito che aveva già voltato le spalle alla presidenza e aderito alle rivolte della Gen Z contro Rajoelina.
Il colonnello Michael Randrianirina ha formalizzato la cesura ed è subentrato allo stesso Rajoelina, avviando una fase di «transizione» verso un governo civile scandita da una revisione radicale delle istituzioni di Antananarivo.
Indicando lo stesso Randrianirina come nuovo leader, la Corte costituzionale di Antananarivo aveva caldeggiato un ritorno alle urne nell’arco di un paio di mesi. Randrianirina lo ha fissato entro un tetto «massimo» di due anni, sempre sotto il timone di un consiglio di forze armate e gendarmeria. «Il periodo di ristrutturazione durerà al massimo due anni. Durante questo periodo, si terrà un referendum per stabilire una nuova Costituzione, seguito da elezioni per istituire gradualmente le nuove istituzioni» ha dichiarato ai giornalisti, in una traiettoria che sembra ricalcare quella dei rovesciamenti di potere golpistici inanellati fra 2019 e 2023 nella fascia saheliana.










