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Per molti aspetti, per Eugenio Giani è stato più difficile garantirsi la rinnovata fiducia del suo partito, il PD, che non assicurarsi la scontata vittoria elettorale che lo conferma presidente della Toscana per un secondo mandato (ha battuto Alessandro Tomasi di Fratelli d’Italia, sindaco di Pistoia). Del resto nessuno, neppure a destra, aveva mai messo in discussione un nuovo successo del centrosinistra in una regione in cui ha sempre governato: forse anche per questo il PD, sia a Firenze sia a Roma, si era a lungo interrogato se fosse il caso di puntare ancora su Giani o cambiare. A sfavore del presidente uscente c’erano il suo profilo umano e politico.
Giani ha sessantasei anni, è nato a Empoli ma è cresciuto tra Firenze e dintorni, è appassionato di storia locale ed è una persona sempre molto pacata e dal carisma non proprio trascinante: è espressione della corrente più moderata del PD. Esordì in politica col Partito Socialista, prima avendo come modello Bettino Craxi, poi diventando seguace di Ottaviano Del Turco. Dopo aver aderito al PD, si trovò un po’ per convinzione e un po’ per inerzia a sostenere Matteo Renzi, che proprio da Firenze aveva iniziato la sua ascesa verso la politica nazionale (prima come presidente della provincia e poi come sindaco). Gli è sempre rimasto vicino sul piano personale.












