Eugenio Giani, 66 anni, è stato riconfermato presidente della Regione Toscana, col sostegno del campo largo che ha così riscattato le sconfitte nelle Marche e in Calabria. Scuola, lavoro, infrastrutture e sanità le priorità del programma elettorale di Giani, che può contare su un vasto campo progressista: oltre ovviamente al Pd, ci sono Avs, M5s, e poi, riuniti nella lista civica “Casa riformista” Iv, Più Europa, Psi,e Pri. Nel 2020 è stato eletto presidente della Regione Toscana con il 48,62% dei voti, superando l’avversaria del centrodestra Susanna Ceccardi (che raccolse il 40,46%) e la competitor del M5s Irene Galletti (6,4%).
Se esiste un’incarnazione dell’ubiquità è lui, Eugenio Giani. Sempre in movimento, una quantità indicibile di nastri inaugurali tagliati, ha fatto campagna elettorale dai giardinetti ai mercati ai social.
Le iniziative della scorsa legislatura
Bonacciniano al congresso, Giani non ha incontrato subito le simpatie della segretaria Pd Elly Schlein. Anzi, è vero il contrario: lunghi periodi di freddezza, e non è un mistero che almeno fino a primavera sul tavolo del Nazareno l’opzione della sostituzione del governatore, con la discesa in campo di un candidato più vicino alla segretaria dem, è stata apertissima. In nome dell’allargamento della coalizione ai 5 Stelle, finora all’opposizione. Quando ha fiutato l’aria ha coinvolto con appelli e manifesti i sindaci toscani, la vastissima rete di amministratori grandi e piccoli che lui coltiva da anni e che lo sostiene. A quel punto il Pd ha trattato con lui: coalizione larga, posti in giunta. Ed è arrivata la candidatura bis. La sua forza, la “Toscana diffusa” come la chiama lui, la sua profonda conoscenza del territorio. Sui programmi Giani ha sposato i contenuti schleiniani: nell’ultimo anno ha sostenuto e approvato la legge sul fine vita, quella contro gli affitti brevi, quella sul salario minimo e infine ha pure riconosciuto lo Stato di Palestina.













