Mauro G. racconta che la sua vita ha avuto un momento di svolta dopo una scenata al lavoro, inaspettata perché è sempre stato un uomo ‘mansueto’. Da lì, ha capito di dover lavorare sulle emozioni represse
di Veronica Mazza
5 minuti di lettura
“Per tutti sono sempre stato un uomo che non si arrabbiava mai, mite, docile. E in questo ruolo io mi ero adattato, mettendomi questa maschera, a volte facendomi anche calpestare i piedi. Non era codardia, ma il timore che se avessi infranto questo, tutto sarebbe esploso in modo violento e incontrollato. E così è accaduto un giorno in ufficio, con un collega che da più di un anno mi stava col fiato sul collo, un bullo che non la smetteva di provocarmi. Ho perso il controllo e questo, alla luce dei fatti, è stata la mia fortuna. Perché l’azienda mi ha ‘obbligato’ a seguire un percorso terapeutico difficile, che però mi ha sbloccato e mi ha fatto capire quanto facessi fatica a riconoscere e a comunicare quello che veramente sentivo”. A raccontarci la sua storia di rinascita è questa volta Mauro G, un uomo di 44 anni, che lavora in una multinazionale a Roma.
Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a rinascite@repubblica.it






