Taipei – "I droni da combattimento possono diventare la nuova Taiwan semiconductor manufacturing company". L'affermazione è di Cathy Fang, analista specializzata in sicurezza nazionale ed economica del think tank DSET, un centro di ricerca supportato dal governo taiwanese e specializzato in nuove tecnologie. Per spiegare quanto sia ambiziosa questa affermazione, va ricordato che la Tsmc (Taiwan semiconductor manufacturing company) è il colosso che da solo fabbrica e assembla oltre la metà dei microchip di tutto il mondo: circa il 90% di quelli tecnologicamente più avanzati.Ma ora Taipei teme che lo “scudo di silicio” possa iniziare a incrinarsi a causa delle enormi pressioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, convinto nel voler portare la produzione dei semiconduttori a casa, riducendo così la dipendenza dalle fabbriche taiwanesi. Un processo che, teme qualcuno, potrebbe indebolire persino una forma di deterrenza nei confronti di un'azione militare della Cina, sempre più probabile visti i tempi che corrono. O, più correttamente, Taipei teme che venga meno l'interesse di Washington a tutelare la stabilità politica – e quindi economica – di Taiwan.L’obiettivo di Taipei: replicare con i droni il successo dei chipMentre il mondo è infiammato dalle guerre e lo status quo dello Stretto di Formosa viene messo in discussione, Taipei punta a replicare il successo ottenuto coi chip. Obiettivo: diventare un ingranaggio indispensabile per la produzione dei droni, che giocheranno un ruolo fondamentale nella “guerra del futuro” e che sono il fulcro di un settore a dir poco strategico come dimostrano anche le attuali tensioni nei cieli tra Europa e Russia.I numeri raccontano un cambiamento sorprendente. Nel 2024 Taiwan aveva esportato circa 3.000 droni, un dato marginale nel panorama globale. Ma ad agosto 2025 l’isola ha spedito nel mondo 18.000 velivoli senza pilota, di cui 12.000 solo in Polonia, Paese che si trova sul fronte europeo e sempre più minacciato dalle incursioni volanti russe. Il solo ordine polacco vale quasi 15 miliardi di dollari taiwanesi (oltre 420 milioni di euro).Si tratta di un salto clamoroso, che mostra come Taipei sia riuscita, in pochissimo tempo, a passare da attore emergente a fornitore cruciale per l’Europa centro-orientale. E non solo. Dopo la Polonia, gli altri mercati principali sono Germania, Stati Uniti e Repubblica Ceca: clienti che cercano partner tecnologici affidabili, in un momento in cui anche l'Europa prova a ridurre la dipendenza dalla Cina continentale, su spinta di Washington. "Prima Varsavia non aveva alternative ai droni prodotti da Pechino, ora invece sì", dice Fang.La strategia politica e di difesa del governo taiwaneseLa crescita del settore è frutto anche di una decisione politica. La precedente amministrazione della presidente moderata Tsai Ing-wen ha avviato la costruzione di un’industria della difesa autonoma, incentrata su innovazione e resilienza. Taiwan ha lanciato nel 2022 l’iniziativa chiamata Drone National Team per sviluppare un’industria dei droni interna che possa resistere anche in condizioni di conflitto.Ci sono vari tipi di droni in sviluppo o in uso: droni costieri e navali, droni offensivi “suicidi”, droni per ricognizione ad alta quota. Il governo ha anche promosso collaborazioni con aziende private e startup tech per produrre droni dual-use (cioè ad uso sia civile che militare), utili sia per la difesa sia per applicazioni commerciali.I produttori di droni più notiTra i produttori più noti c’è Thunder Tiger Corporation, un’azienda che negli anni scorsi ha acquisito grande visibilità grazie al suo drone suicida denominato “Overkill”. Questo sistema è progettato per missioni di precisione e ricognizione, con capacità anti-jamming e integrazione di intelligenza artificiale.Un altro attore chiave è il National Chung-Shan Institute of Science and Technology (Ncsist), principale ente di ricerca per la difesa taiwanese. Tra i suoi prodotti più rilevanti c’è il drone Albatross II, versione avanzata del Chung Shyang II. Questo UAV è dotato di radar a apertura sintetica e può integrare missili Sky Sword o razzi da 2,75 pollici. Ha un’autonomia di volo di circa 16 ore e una portata massima di 300 chilometri.Da produzione per uso interno a hub internazionaleL'attuale presidente, il più radicale Lai Ching-te, punta a trasformare il settore in un hub globale delle catene di approvvigionamento "democratiche" (che in realtà ora Taipei chiama spesso "non rosse"), proprio come accaduto per i chip con Tsmc.L’obiettivo è chiaro: rendere i droni “indispensabili” per il mondo, costruendo un ecosistema completo che vada dai piccoli componenti fino ai sistemi complessi, in modo da creare una nuova filiera irrinunciabile per i Paesi occidentali (e non). Il boom delle esportazioni non è solo frutto della spinta interna di Taipei, ma anche della congiuntura internazionale. Dopo che la Cina ha bloccato la vendita di droni all'estero, diversi Paesi europei – Polonia e Repubblica Ceca in testa – hanno iniziato a rivolgersi a Taiwan.Lo slogan proposto da Taipei è quello di quality over quantity, cioè qualità prima della quantità. In un settore dominato dalla Cina per numeri e prezzi, l’unico modo per distinguersi è offrire sistemi presentati come affidabili, integrati e più sicuri. Il tentativo, come accaduto per i chip, è quello di creare un modello esteso. Non si tratta solo di droni finiti, ma di un intero ecosistema tecnologico – dai motori ai software di controllo, fino ai programmi di addestramento congiunti – che possa garantire interoperabilità operativa.Quali sono gli ostacoli a diventare leader del settore?Nonostante i progressi, le ambizioni di Taiwan devono fare i conti con due grandi ostacoli.Primo: la mancanza di campi di test e di esperienza diretta, come invece avviene in Ucraina, dove il conflitto ha accelerato lo sviluppo di tecnologie innovative sul campo di battaglia. Sull'isola, manca anche proprio lo spazio fisico per condurre esercitazioni di ampio respiro.Secondo: la dipendenza dalla Cina continentale per le terre rare e i magneti permanenti, componenti indispensabili per la produzione dei droni. Nonostante a Taipei si manifesti l'intenzione di realizzare un comparto produttivo "autonomo", anche i materiali per le batterie restano in parte legati a fornitori cinesi. Alcune aziende taiwanesi, per contenere i costi, usano ancora componentistica dalla Cina continentale. Ridurre questa dipendenza sarà tutt’altro che semplice, anche perché l’estrazione e la raffinazione di terre rare e risorse minerarie comporta un utilizzo estensivo del terreno e un notevole impatto ambientale che, viste le dimensioni e le ambizioni di transizione energetica, Taiwan non può certo permettersi.Sui droni si basa la nuova strategia di proiezione globale di TaiwanTaipei vuole comunque provare a rendersi indispensabile nella catena di approvvigionamento dei droni, sperando che questo rafforzi la sua proiezione globale e alimenti il sostegno internazionale nei suoi confronti. Non a caso, ciò avviene mentre aumentano i dubbi sulla postura di Donald Trump, che ha da poco congelato 400 milioni di dollari di aiuti militari destinati a Taiwan per tutelare i negoziati commerciali in corso con Xi Jinping. Mostrando dunque che l'approccio della Casa Bianca su un tema tradizionalmente non negoziabile come Taiwan possa invece essere legato all'andamento dei rapporti con Pechino.Gli Stati Uniti, pur rimanendo il principale garante della sicurezza dell’isola, stanno da tempo cercando di ridurre la propria vulnerabilità alla concentrazione produttiva di Tsmc a Taiwan. Con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, la pressione è destinata ad aumentare. Trump non ha mai nascosto di volere una filiera tecnologica Made in USA, meno dipendente da alleati esterni. E i dazi sui prodotti taiwanesi ne sono un segnale tangibile. Se l'America sposterà quote crescenti di produzione sul proprio territorio, il valore strategico dello "scudo di silicio" rischia di incrinarsi.Con i droni, Taipei vuole dimostrare che la sua centralità non è una fortuna del passato, ma una scelta del presente. Non si tratta più solo di difendere la posizione acquisita, ma di proiettarsi in un settore che unisce sicurezza, tecnologia e politica internazionale. Non sarà semplice.
Perché Taiwan vuole diventare famosa nel mondo nella produzione di droni?
L'export di droni da Taiwan sta aumentando in modo esponenziale. Polonia in testa a causa delle tensioni con la Russia. E una strategia per arginare Trump







